Incredibile emozione

31 maggio 2010

L’incredibile emozione di viaggiare con la sola forza della natura.

Condizioni critiche

20 maggio 2010

Queste sono le condizioni dei treni con cui viaggio tutte le settimane sulla tratta Verona Trento. Il treno dovrebbe essere il mezzo più ospitale. Viaggio in treno da vent’anni e tutto sommato devo dire che non ci si può lamentare di questo servizio (sempre più a pagamento), ma quesa volta non ho appoggiato la testa.

Tramonto dal treno

20 maggio 2010

E’ bello tornare a casa la sera in treno mentre il sole sta tramontando, come se anche lui tornasse a casa.

L’isola misteriosa

19 maggio 2010

J. Verne
L’isola misteriosa
Marsilio Editore, Venezia 1999

“Ecco cosa penso: gli scienziati ammettono generalmente che un giorno il nostro pianeta finirà, o meglio che la vita animale e vegetale non vi sarà più possibile, in seguito all’intenso raffreddamento che subirà. Quello su cui non concordiamo è la causa di tale raffreddamento. Alcuni pesano che deriverà dalla diminuzione di temperatura che il sole subirà tra milioni di anni; altri dall’estinzione graduale del fuoco interno al nostro pianeta, che ha su di esso un’influenza maggiore di quanto generalmente si pensi. Quanto a me, propendo per questa ultima ipotesi. [...] Ma alla fine, quale che sia la causa, il nostro pianeta un giorno si raffredderà, anche se questo raffreddamento avverrà gradualmente. Cosa succederà allora? Che le zone temperate, in un’epoca più o meno lontana, non saranno più abitabili di quanto lo sono adesso quelle polari. Quindi le popolazioni umane, come i branche di animali, confluiranno verso le latitudini più direttamente esposte all’influenza del sole. Un’immensa migrazione si compirà. L’Europa, l’Asia centrale, l’America del Nord verranno a poco a poco abbandonate, così come L’Australasia o le parti basse dell’America del Sud.. La vegetazione seguirà la migrazione umana. La flora arretrerà verso l’Equatore contemporaneamente alla fauna. Le parti centrali dell’America meridionale e dell’Africa diventeranno i continenti abitati per eccellenza. I lapponi e i samoidei ritroveranno le stesse condizioni climatiche del mare polare sulle rive del Mediterraneo. Chi ci dice che in quell’epoca le regioni equatoriali non saranno troppo piccole per contenere e nutrire l’umanità terrestre?
[...] Poi alla fine [...] il calore si spegnerà come il calore di un corpo appena abbandonato dall’anima, e la vita scomparirà dal pianeta, se non definitivamente almeno per un momento. Forse allora il nostro sferoide si riposerà, si rinnoverà nella morte per resuscitare un giorno in migliori condizioni!”

Il golpe silenzioso

19 maggio 2010

N. Chomsky
Il golpe silenzioso
Edizioni Piemme, 2004 Casale Monferrato

Nella Fattoria degli animali George Orwell precisa: “Tutti gli uomini sono uguali, ma i ricchi sono più uguali degli altri“.

[...] scoprire la realtà vera dominata da messaggi subliminari del tipo: compra! consuma! obbedisci!
La moderna teoria democratica assegna al popolo, il “gregge smarrito” di Lippmann, un ruolo di spettatore e non di partecipante. Deve farsi vivo ogni due anni per ratificare decisioni stabilite altrove, o per scegliere dei rappresentanti fra le classi dominanti in quelle che vengono chiamate elezioni. Questo è utile e vantaggioso, poiché sortisce un effetto legittimante.

Molte corporation non potrebbero sopravvivere senza sovvenzioni statali, per alcune non rappresentano la parte maggiore dei profitti ma restano comunque un’ancora di salvezza. Lo stato fornisce anche la tecnologia di base, metallurgia, avionica o altro, attraverso il sistema dei finanziamenti pubblici. E’ difficie trovare un settore efficiente dell’industria statunitense o del terziario che non vi ricorra e che non sia sostenuto dell’intervento del governo.

Nessuno può valutare con esattezza quanta oppressione e degrado sociale la gente possa sopportare. Quindi uno dei metodi a cui si ricorre per tenerli sotto controllo è di relegarli nei bassifondi delle metropoli che sono in realtà dei veri e propri campi di concentramento, e lasciare che si scannino gli uni con gli altri. Ma da questi ghetti gli emarginati riescono comunque a fuggire e a danneggiare gli interessi dei ceti abbienti e dei privilegiati. Quindi non resta altro che rafforzare il sistema carcerario, cosa che, incidentalmente darà anche una bella spinta all’economia.

Quanto alla forza delle armi come modo di rispondere a questo problema si tratta di pura follia. Innanzitutto gli Stati Uniti non sono un debole paese del Terzo Mondo. Se la gente si armasse con pistole, il governo risponderebbe con i carri armati, e se la gente disponesse di carri armati, il governo userebbe le armi atomiche. Non esiste un modo per affrontare questi problemi con la violenza, anche se qualcuno pensa che sia moralmente legittimo.

[...] si tratta di lavori mal retribuiti e in gran parte precari. Questo è ciò che viene chiamato “aumento della flessibilità del mercato del lavoro”. [...] I salari esigui contribuiscono inoltre ad aumentare l’insicurezza sul posto di lavoro. Mantengono bassa l’inflazione, il che è vantaggioso per chi manipola grandi quantità di denaro, per esempio gli obbligazionisti. I profitti delle corporation schizzano alle stelle, ma per la maggior parte della gente la vita diventa un incubo. E queste terribili condizioni, senza prospettive per il futuro o per un’azione sociale costruttiva, possono sfociare nella violenza.

Gli investitori non metteranno mai piede in uno studio televisivo per assicurarsi che il talk-show o il giornalista locale stia dicendo ciò che loro vogliono. Ci sono altri meccanismi, più complessi e sottili, per fare in modo che chi va in onda segua le direttive decise da proprietari e finanziatori.

Chi ha più denaro tende a consumare di più per ovvi motivi. Quindi i consumi vengono orientati versi i beni voluttuari destinati ai ricchi piuttosto che per le necessità dei poveri.

Al momento è un vero disastro. Paesi come la Thailandia o la Cina sono sull’orlo di una catastrofe ecologica. Queste nazione dove lo sviluppo viene alimentato da investitori multinazionali per i quali l’ambiente è considerato un fattore “esterno”; in sostanza significa che non gliene importa niente. Non cambierà nulla finché non sarà la gente a reagire. Se il potere resterà nelle mani degli investitori, la gente morirà.
C’è un solo modo di affrontare questi problemi. Da soli non si può fare nulla. Al massimo si può arrivare a lamentarsi della situazione. Ma se lei si unisce ad altre persone, potrà operare dei cambiamenti.

Il clima è fuori dai gangheri

19 maggio 2010

G. Bettin
Il clima è fuori dai gangheri
isassi nottetempo, Roma 2004

Su una scatola di sale da cucina di una marca molto diffusa si può leggere: “Questo sale di roccia ha più di 200 milioni di anni. Si è formato con un lento antichissimo processo geologico nelle più remote vette delle montagne tedesche. Consumare entro aprile 2003“. Una straordinaria esemplificazione, si potrebbe dire, del nostro rapporto con tante risorse naturali.

Questa miopia disperante, o questa protervia, sono esse stesse parte del dissesto ambientale. Concausa dello squilibrio, come ogni egoismo i insipienza umana, ne sono diventate anche l’effetto, poiché la paura di dover cambiare e l’incapacità di immaginare un modo per farlo, tendono a paralizzare nella rimozione del problema coloro che dovrebbero assumersi questa responsabilità.

Milano citta’ in affitto

19 maggio 2010

Camminando in città sono rare le abitazioni che non espongono annunci. Forse lo fanno solo su web.

Benessere che brucia…

18 maggio 2010

… o che riscalda!

Crisi proprio per tutti

17 maggio 2010

In crisi anche i morti.

Calore!

16 maggio 2010

G. Monbiot,
Calore!
Longanesi, Milano 2006

Le nostre generazioni sono le più fortunate che siano mai vissute e potrebbero ben diventare le più fortunate di tutti i tempi, poiché apparteniamo a quel breve intervallo storico che separa la costrizione ecologica dalla catastrofe ecologica.

Possiamo anche acquistare il sapone per i piatti ecologico e i pannolini lavabili, ma tutti i risparmi di carbonio che abbiamo fatto vengono cancellati diecimila volte quando mettiamo piede su un aeroplano. I nostri sforzi sono puramente formali.

Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato  se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita.

Il problema è complicato dal fatto che il collegamento tra causa ed effetto sembra così improbabile. Accendendo le luci, preparando il caffè, portando i figli a scuola, andando in automobile a fare la spesa condanniamo altre persone alla morte. Non abbiamo mai scelto di farlo. Non ci riteniamo assassini. eseguiamo queste azioni senza passione e senza intenzione.

Il petrolio raggiungerà probabilmente un picco della fornitura [...] mentre ciò non avverrà per il gas naturale [...] anche se la proiezione delle percentuali di crescita storica suggerisce che dei limiti di produzione potrebbero presentarsi intorno alla metà del secolo. (Geological Society di Londra). Il carbone al contrario non è soggetto a restrizioni. L’International Energy Agency (IEA) sostiene che il mondo ha attualmente circa mille miliardi di tonnellate di carbone recuperabile, sufficienti per duecento anni di produzione ai livelli attuali.

Non voglio sostenere che consumando gas salveremo la biosfera, ma semplicemente che un ritorno al carbone accelererà rapidamente la sua distruzione. L’argomento nucleare coinvolge più di qualsiasi altro perché ogni fatto p oggetto di feroci contestazioni. Per quanto possiate leggere, non riuscirete mai a sapere a chi o a cosa credere.

Il prezzo dell’energia nucleare è funzionale alla vostra posizione politica. Se non vi piace è costosa. Se invece vi piace è economica.

Uno studio ampiamente diffuso e dettagliato degli analisti Jan van Leeuwen e Philip Smith stima che se tutta l’elettricità mondiale fosse prodotta da impianti nucleari le riserve di uranio durerebbero 6.8 anni.

L’International Energy Agency calcola che se i pannelli solari fotovoltaici fossero utilizzati per coprire il 50% della superficie dei principali deserti del pianeta, produrrebbero diciotto volte la qualità di energia – ossia 216 volte l’elettricità – oggi utilizzata nel mondo. In altri termini sarebbe sufficiente coprire solo il 0.23% della superficie terrestre per soddisfare la domanda, a condizione che le persone impiegassero l’elettricità unicamente quando il sole splende.

Il primo dei miracoli attesi è la speranza che molte persone ripongono nelle tecnologie non sperimentate. [...] Lasciarsi andare a una speranza di questa natura è pericoloso quanto lasciarsi andare alla disperazione.

Perché i megaricchi distruggeranno il pianeta

14 maggio 2010

H. Kempf
Perché i megaricchi distruggeranno il pianeta
Garzanti 2008

Dobbiamo abbandonare l’idea di crisi separate, risolvibili indipendentemente le une dalle altre. Questa idea non serve se non a interessi specifici, ad esempio a quelli della lobby del nucleare, che usa i mutamenti climatici per promuovere la sua industria. Al contrario dobbiamo considerare la sinergia tra le crisi, le loro interazioni.

“Nell’aumento brutale dei prezzi dell’energia e nel crollo del sistema dei trasporti l’aviazione civile sparirà, l’habitat rurale si disaggregherà a causa della sua dipendenza nei confronti dell’automobile.” (Yves Cochet)

La produzione agricola verrà altresì compromessa, considerata la dipendenza dell’agricoltura produttivista dal petrolio, per via dei trattori.

Di certo il futuro scriverà storie che sfuggono alla nostra immaginazione. Ma questa potrà ragionevolmente appoggiarsi ai disastri limitati di oggi per tracciare uno schizzo del nostro domani.

Alla domanda “perché niente cambia?” quando è così evidente l’imperativo di cambiare si potrebbe dare un’altra risposta. La scomparsa dell’URSS e la sconfitta del socialismo negli anni ottanta hanno soppresso la possibilità di fare riferimento a un’alternativa, o meglio hanno reso l’idea stessa di un’alternativa irrealizzabile. Il capitalismo ha beneficiato del suo successo innegabile sull’Unione Sovietica. [...] Se non cambia niente, nel momento in cui entriamo in un’emergenza economica di gravità storica, è perché così vogliono i potenti del mondo.

Bisogna venir fuori da questo iato. comprendere che l’emergenza ecologica e l’emergenza sociale sono due facce dello stesso disastro.

Ne risulta una nuova ineguaglianza tra generazioni: i membri delle classi medie e modeste scoprono che non possono più garantire ai loro figli un livello di vita migliore rispetto al loro.

“Se viene a mancare la giustizia che sono i regni se non degli estesi brigantaggi?” Sant’Agostino

Nessuno tra gli economisti riconosciuti, i responsabili politici, i media dominanti osa criticare la crescita, che è diventata il grande tabù, l’angolo morto del pensiero contemporaneo.

Fermare la crescita materiale!. Sottolineo l’espressione: crescita materiale, definita come aumento continuo dei beni prodotti con lo sfruttamento e la degradazione delle risorse della biosfera.

Poiché la classe agiata stabilisce il modello di consumo della società, se il livello si abbassa il livello generale dei consumi diminuirà. Noi consumeremo meno, il pianeta starà meglio e saremo meno frustrati a causa della mancanza di ciò che non abbiamo.

Un “piccolo” debito.

10 maggio 2010

Un “piccolo” debito.

Strane idee …

9 maggio 2010

Strane idee pochi contenuti.

Svendite

9 maggio 2010

Svendite capitalistiche sparse.

Ne funziona una su dieci

9 maggio 2010

Rischiare di perdere il treno per cercare un’obbliteratrice funzionante.

Rubarmi la sella

9 maggio 2010

Rubarmi la sella comprata il giorno prima.

Tutti uguali

9 maggio 2010

C’e da dire che la schermata si e’ vista per pochi giorni!

Si viaggia cosi’

9 maggio 2010

Trento-Milano 2 ore
Milano-Milano centro 2 ore

Prestigiosa svendita

9 maggio 2010

Prestigiosa svendita in via Montenapoleone

La menzogna nucleare

8 maggio 2010

Chiesa Giulietto, Cosenza Guido, Sertorio Luigi
La menzogna nucleare. Perché tornare all’energia atomica sarebbe gravemente rischioso e completamente inutile
2010, Editore Ponte alle Grazie

Una vera e propria Chernobyl del denaro, che ci ha messo di fronte alla sconsolante situazione di scoprire di essere stati in balia di persone il cui livello intellettuale e morale era incommensurabilmente inferiore alle responsabilità di cui erano state investite o che, per meglio dire, si erano autocraticamente assegnate.

Guardandoci attorno con occhi disincantati dove troviamo leadership politiche capaci di ragionare “sulla scala storica”?

[...] ogni progetto che puntasse sul nucleare per rimpiazzare i combustibili fossili e impedire così il riscaldamento globale è totalmente irrealistico.

Se dobbiamo credere all’allarme lanciato da segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon di fronte all’assemblea generale del settembre 2009: “Abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori.”

La società globale è giunta a una dimensione produttiva gigantesca, originata dalla spinta a una espansione programmata nella misura di una percentuale (la più alta possibile) dell’ampiezza raggiunta (PIL). Ne scaturisce un ritmo espansivo esponenziale, cioè una crescita demenziale.

Nessun privato intende permettersi il lusso di violare il mercato. Lo Stato può fare temporaneamente, e lo fa impunemente, in quanto accolla le perdite ai cittadini. C’è da chiedersi perché lo faccia.

[in riferimento al problema delle scorie radioattive] Il valore che si ottiene per il tempo di stoccaggio [...] è compreso tra 300.000 e 1.000.000 di anni. Va precisato che in media un reattore nucleare produce 25 tonnellate l’anno di scorie radioattive.

In definitiva si presenta l’opportunità di utilizzare il tempo che ci è ancora concesso dalle residue riserve (da utilizzare il più parsimoniosamente possibile) per pianificare una attenuazione dell’espansione e la graduale diminuzione del volume dei consumi sociali e individuali.

[...] appare assai poco probabile che il programma italiano meditato sui prossimi cinquant’anni possa produrre ricchezza. Appare piuttosto assai probabile che tale programma generi povertà. Quasi certamente produrrà interessanti guadagni alle corporazioni industriali che ci venderanno i loro prodotti brevettati [in tendendo legati alla produzione nucleare: tecnologia, uranio, ecc.].

Dal punto di vista puramente economico il programma nucleare italiano implica un asservimento crescente alla dinamica di Paesi stranieri. Dipendenza economica che ovviamente implica dipendenza politica. Questo tipo di asservimento è notorio: la Russia per il gas naturale, l’America per la ben più complessa rete di rifornimento dell’uranio Dipendere da padroni conflittuali è un male assoluto perché implica equilibrismi multipli e paralisi della progettualità interna alla nostra nazione. Esistono veramente benefici strabilianti tali da giustificare il volontario sottoporsi a crescenti asservimenti? Chi parla di nucleare si rende conto di tali implicazioni?.

I concetti di energia, potenza trasformazioni chimiche e nucleari, dinamica dei flussi di potenza che esiste in natura e quella che è realizzata negli artefatti tecnologici sono difficili, e giocarsi su con lo strumenti della semplificazione è un errore micidiale.

Il grande insieme tecnologico funziona in un modo che sfugge alla comprensione del singolo. L’immagine rinascimentale dell’uomo dal sapere universale, nella società tecnologica, non c’è più.

La fisica nucleare è affascinante per il fisico, mentre è argomento arcano per le persone di formazione umanistica, ed è terreno totalmente ignoto agli uomini che per professione si dedicano alla politica.

La scienza contemporanea si sta aprendo verso quegli orizzonti della conoscenza che inducono all’umiltà verso l’ignoto. L’arroganza che fa credere l’uomo onnipotente e immortale è proprio la cosa più stupida che possa essere proposta al tempo presente, in cui le sciagure dello sviluppo illimitato sono sempre più evidenti.

Sembra di assistere a una gare tra cecità e irresponsabilità [...] non ci aiuta a capire che di fronte a noi tutti stanno compiti immani di riorganizzazione sociale e industriale.