Condizioni critiche
20 maggio 2010Queste sono le condizioni dei treni con cui viaggio tutte le settimane sulla tratta Verona Trento. Il treno dovrebbe essere il mezzo più ospitale. Viaggio in treno da vent’anni e tutto sommato devo dire che non ci si può lamentare di questo servizio (sempre più a pagamento), ma quesa volta non ho appoggiato la testa.
Tramonto dal treno
20 maggio 2010L’isola misteriosa
19 maggio 2010
J. Verne
Il golpe silenzioso
19 maggio 2010
N. Chomsky
Il clima è fuori dai gangheri
19 maggio 2010
Questa miopia disperante, o questa protervia, sono esse stesse parte del dissesto ambientale. Concausa dello squilibrio, come ogni egoismo i insipienza umana, ne sono diventate anche l’effetto, poiché la paura di dover cambiare e l’incapacità di immaginare un modo per farlo, tendono a paralizzare nella rimozione del problema coloro che dovrebbero assumersi questa responsabilità .
Milano citta’ in affitto
19 maggio 2010Benessere che brucia…
18 maggio 2010Crisi proprio per tutti
17 maggio 2010Calore!
16 maggio 2010
G. Monbiot,
Calore!
Longanesi, Milano 2006
Le nostre generazioni sono le più fortunate che siano mai vissute e potrebbero ben diventare le più fortunate di tutti i tempi, poiché apparteniamo a quel breve intervallo storico che separa la costrizione ecologica dalla catastrofe ecologica.
Possiamo anche acquistare il sapone per i piatti ecologico e i pannolini lavabili, ma tutti i risparmi di carbonio che abbiamo fatto vengono cancellati diecimila volte quando mettiamo piede su un aeroplano. I nostri sforzi sono puramente formali.
Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita.
Il problema è complicato dal fatto che il collegamento tra causa ed effetto sembra così improbabile. Accendendo le luci, preparando il caffè, portando i figli a scuola, andando in automobile a fare la spesa condanniamo altre persone alla morte. Non abbiamo mai scelto di farlo. Non ci riteniamo assassini. eseguiamo queste azioni senza passione e senza intenzione.
Il petrolio raggiungerà probabilmente un picco della fornitura [...] mentre ciò non avverrà per il gas naturale [...] anche se la proiezione delle percentuali di crescita storica suggerisce che dei limiti di produzione potrebbero presentarsi intorno alla metà del secolo. (Geological Society di Londra). Il carbone al contrario non è soggetto a restrizioni. L’International Energy Agency (IEA) sostiene che il mondo ha attualmente circa mille miliardi di tonnellate di carbone recuperabile, sufficienti per duecento anni di produzione ai livelli attuali.
Non voglio sostenere che consumando gas salveremo la biosfera, ma semplicemente che un ritorno al carbone accelererà rapidamente la sua distruzione. L’argomento nucleare coinvolge più di qualsiasi altro perché ogni fatto p oggetto di feroci contestazioni. Per quanto possiate leggere, non riuscirete mai a sapere a chi o a cosa credere.
Il prezzo dell’energia nucleare è funzionale alla vostra posizione politica. Se non vi piace è costosa. Se invece vi piace è economica.
Uno studio ampiamente diffuso e dettagliato degli analisti Jan van Leeuwen e Philip Smith stima che se tutta l’elettricità mondiale fosse prodotta da impianti nucleari le riserve di uranio durerebbero 6.8 anni.
L’International Energy Agency calcola che se i pannelli solari fotovoltaici fossero utilizzati per coprire il 50% della superficie dei principali deserti del pianeta, produrrebbero diciotto volte la qualità di energia – ossia 216 volte l’elettricità – oggi utilizzata nel mondo. In altri termini sarebbe sufficiente coprire solo il 0.23% della superficie terrestre per soddisfare la domanda, a condizione che le persone impiegassero l’elettricità unicamente quando il sole splende.
Il primo dei miracoli attesi è la speranza che molte persone ripongono nelle tecnologie non sperimentate. [...] Lasciarsi andare a una speranza di questa natura è pericoloso quanto lasciarsi andare alla disperazione.
Perché i megaricchi distruggeranno il pianeta
14 maggio 2010
H. Kempf
Perché i megaricchi distruggeranno il pianeta
Garzanti 2008
Un “piccolo” debito.
10 maggio 2010Strane idee …
9 maggio 2010Svendite
9 maggio 2010Ne funziona una su dieci
9 maggio 2010Rubarmi la sella
9 maggio 2010Tutti uguali
9 maggio 2010Si viaggia cosi’
9 maggio 2010Prestigiosa svendita
9 maggio 2010La menzogna nucleare
8 maggio 2010Chiesa Giulietto, Cosenza Guido, Sertorio Luigi
La menzogna nucleare. Perché tornare all’energia atomica sarebbe gravemente rischioso e completamente inutile
2010, Editore Ponte alle Grazie
Una vera e propria Chernobyl del denaro, che ci ha messo di fronte alla sconsolante situazione di scoprire di essere stati in balia di persone il cui livello intellettuale e morale era incommensurabilmente inferiore alle responsabilità di cui erano state investite o che, per meglio dire, si erano autocraticamente assegnate.
Guardandoci attorno con occhi disincantati dove troviamo leadership politiche capaci di ragionare “sulla scala storica”?
[...] ogni progetto che puntasse sul nucleare per rimpiazzare i combustibili fossili e impedire così il riscaldamento globale è totalmente irrealistico.
Se dobbiamo credere all’allarme lanciato da segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon di fronte all’assemblea generale del settembre 2009: “Abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori.”
La società globale è giunta a una dimensione produttiva gigantesca, originata dalla spinta a una espansione programmata nella misura di una percentuale (la più alta possibile) dell’ampiezza raggiunta (PIL). Ne scaturisce un ritmo espansivo esponenziale, cioè una crescita demenziale.
Nessun privato intende permettersi il lusso di violare il mercato. Lo Stato può fare temporaneamente, e lo fa impunemente, in quanto accolla le perdite ai cittadini. C’è da chiedersi perché lo faccia.
[in riferimento al problema delle scorie radioattive] Il valore che si ottiene per il tempo di stoccaggio [...] è compreso tra 300.000 e 1.000.000 di anni. Va precisato che in media un reattore nucleare produce 25 tonnellate l’anno di scorie radioattive.
In definitiva si presenta l’opportunità di utilizzare il tempo che ci è ancora concesso dalle residue riserve (da utilizzare il più parsimoniosamente possibile) per pianificare una attenuazione dell’espansione e la graduale diminuzione del volume dei consumi sociali e individuali.
[...] appare assai poco probabile che il programma italiano meditato sui prossimi cinquant’anni possa produrre ricchezza. Appare piuttosto assai probabile che tale programma generi povertà . Quasi certamente produrrà interessanti guadagni alle corporazioni industriali che ci venderanno i loro prodotti brevettati [in tendendo legati alla produzione nucleare: tecnologia, uranio, ecc.].
Dal punto di vista puramente economico il programma nucleare italiano implica un asservimento crescente alla dinamica di Paesi stranieri. Dipendenza economica che ovviamente implica dipendenza politica. Questo tipo di asservimento è notorio: la Russia per il gas naturale, l’America per la ben più complessa rete di rifornimento dell’uranio Dipendere da padroni conflittuali è un male assoluto perché implica equilibrismi multipli e paralisi della progettualità interna alla nostra nazione. Esistono veramente benefici strabilianti tali da giustificare il volontario sottoporsi a crescenti asservimenti? Chi parla di nucleare si rende conto di tali implicazioni?.
I concetti di energia, potenza trasformazioni chimiche e nucleari, dinamica dei flussi di potenza che esiste in natura e quella che è realizzata negli artefatti tecnologici sono difficili, e giocarsi su con lo strumenti della semplificazione è un errore micidiale.
Il grande insieme tecnologico funziona in un modo che sfugge alla comprensione del singolo. L’immagine rinascimentale dell’uomo dal sapere universale, nella società tecnologica, non c’è più.
La fisica nucleare è affascinante per il fisico, mentre è argomento arcano per le persone di formazione umanistica, ed è terreno totalmente ignoto agli uomini che per professione si dedicano alla politica.
La scienza contemporanea si sta aprendo verso quegli orizzonti della conoscenza che inducono all’umiltà verso l’ignoto. L’arroganza che fa credere l’uomo onnipotente e immortale è proprio la cosa più stupida che possa essere proposta al tempo presente, in cui le sciagure dello sviluppo illimitato sono sempre più evidenti.
Sembra di assistere a una gare tra cecità e irresponsabilità [...] non ci aiuta a capire che di fronte a noi tutti stanno compiti immani di riorganizzazione sociale e industriale.



















